Il mondo della cinofilia si è trasformato sempre di più negli ultimi anni in un enorme ring all’interno del quale le diverse scuole di pensiero, più che creare dibattito costruttivo, si arroccano su posizioni “estremiste”. Questa incredibile polarizzazione nasce in realtà da alcuni problemi che stanno alla base della cinofilia, anzi, da come il settore stesso si è (o per meglio dire, non si è) autoregolamentato nel corso degli anni.
Proviamo a mettere un pò di ordine.
Innanzitutto, è bene ricordare come l’addestramento cinofilo abbia subito una significativa evoluzione negli ultimi decenni, allontanandosi sempre di più dai metodi basati esclusivamente sulla dominanza e la coercizione pura per approdare nel corso del tempo ad approcci più scientifici e rispettosi del benessere animale. Oggi sono lontani i tempi in cui per spiegare il comportamento del cane si faceva riferimento esclusivamente al comportamento del lupo, peraltro osservato in cattività, allo zoo. L’origine stessa del cane, la sua domesticazione, è stata recentemente riposizionata più indietro nel tempo, circa 30.000 anni fa, e la maggior parte degli studiosi concordano nell’affermare che si, è vero che il cane discende dal lupo, ma non il lupo che conosciamo noi adesso: infatti, è più corretto affermare che il cane e il lupo abbiano un antenato comune. Dopodiché, cane e lupo hanno percorso strade diverse: il lupo si è evoluto in natura come animale selvatico; il cane, si è evoluto insieme all’uomo, da 30.000 anni fa fino ad oggi. Pertanto, anche il concetto di branco, dominanza, maschio alpha, etc, sono ormai terminologie non più in uso nella cinofilia moderna perché abbondantemente superate da concetti nuovi quali famiglia, comunicazione e relazioni. Di conseguenza, anche la metodologia di addestramento si evolve.
E’ innanzitutto sempre fondamentale tenere a mente che:
- L’apprendimento avviene attraverso associazioni ed esperienze
- Ogni cane ha una personalità e sensibilità individuale, oltre che delle caratteristiche di razza
- Il contesto e l’ambiente influenzano significativamente il comportamento
- I cani sono animali sociali con una comunicazione intraspecifica e interspecifica complessa
Non è mia intenzione fare un trattato sulle metodologie di addestramento, ce ne sono fin troppi già in circolazione scritti da sedicenti studiosi o esperti dell’una o dell’altra scuola scuola di pensiero (in un prossimo articolo affronterò anche il tema della “giungla” mediatica); è mia intenzione però fornire una sintesi, non esaustiva, del mio pensiero e della metodologia da me utilizzata.
Io nei miei studi, sul campo, nei seminari e sui libri, faccio sempre riferimento alla cinofilia ufficiale basata su evidenze scientifiche. Non è più tempo di improvvisare o di affidarsi al caso.
Non basta l’amore per educare un cane; serve, ovviamente, ma non basta. Ci vuole metodo, competenza, pazienza e tanta esperienza.
Serve saper dire “ok, bravo” ma serve allo stesso modo un pò di “polso” se e quando necessario, o un “NO” deciso che diventa informazione e non punizione.
Allo stesso modo, e per lo stesso motivo, è bandita qualsiasi forma di violenza mascherata da “addestramento”. L’uso delle violenza genera allontanamento tra cane e proprietario e non crea relazione positiva; semmai, crea sfiducia nei confronti del proprietario.
E qui che trova spiegazione il titolo di questo breve articolo: NO AGLI ESTREMISMI.
Nell’equilibrio ho sempre trovato la giusta formula per far crescere il binomio cane-conduttore nella loro relazione e per contribuire all’inserimento del cane nella società rispettando sia il cane stesso quanto il contesto in cui ci si trova a vivere.

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